RADICATI ALLE PROFONDITÀ DELLA TERRA, mudaC | museo delle arti Carrara – project room

Giulia Nelli. RADICATI ALLE PROFONDITÀ DELLA TERRA
testo critico di Jacqueline Ceresoli
24 gennaio – 22 marzo 2026
inaugurazione 23 gennaio 2026 ore 17:00
mudaC | museo delle arti Carrara – project room

Il 23 gennaio 2026 alle 17:00 nella project room del mudaC | museo delle arti Carrara inaugura la mostra RADICATI ALLE PROFONDITÀ DELLA TERRA di Giulia Nelli, visitabile fino al 22 marzo 2026.

Nel testo critico di presentazione della mostra Jacqueline Ceresoli scrive: «Giulia Nelli, artista poliedrica e post-esistenzialista, non si limita a tessere opere e ambienti con tessuti acrilici in cui artificiale e naturale sono convergenti, ma con la mostra RADICATI ALLA PROFONDITÀ DELLA TERRA, ideata per la project room del mudaC | museo delle arti Carrara, supera il dualismo tra cultura e Natura, trasformando i suoi fili di nylon di colore nero pece in ideali sterpi e rovi, per inscenare una metaforica “selva oscura” di eco dantesco, da attraversare più che guardare, e da percepire come una dichiarazione di autoconsapevolezza di volere superare le cause e gli effetti devastanti dell’Antropocene, nel tentativo di ampliare la propria percezione del mondo reale, dove insieme allo spettatore condividere o ritrovare una umanità perduta».

Giulia Nelli – mediante un viaggio simbolico attraverso il bosco – rivela le fragilità nascoste della natura e dell’uomo, invitando a un rinnovato rispetto e a una ricerca interiore oltre le illusioni del controllo. Sostiene altresì l’importanza di riscoprire le radici profonde che legano ogni persona a un territorio nei suoi diversi aspetti naturalistici, culturali ed economici, per trovare la forza di abbandonare una visione limitata ed egoistica della realtà e sviluppare relazioni genuine e solidali.

Le sue opere, create smembrando collant fino al filo, uniscono materiali di consumo e arte tessile: il filo diventa emblema di radici, legami e appartenenza. L’uso dominante del nero e il gioco tra pieni e vuoti creano un’estetica intensa, capace di evocare le profondità della terra e quelle dell’animo umano.

Il progetto è stato selezionato e premiato dal bando Toscanaincontemporanea 2025 di Regione Toscana che prevede il sostegno economico ad attività che promuovono la produzione, la conoscenza e la diffusione della creatività contemporanea nel campo delle arti visive contemporanee.

Mostra personale a Mantova

Casa di Rigoletto, Mantova
dal 7 febbraio al 2 marzo 2025

Giulia Nelli. Quando gli uomini avevano le radici

Testi di Silvia Franceschi, Barbara Pavan e Massimo Seriacopi
Inaugurazione aperta al pubblico 7 febbraio 2025 ore 17

Dal 7 febbraio al 2 marzo la Casa di Rigoletto ospita la mostra personale di Giulia Nelli Quando gli uomini avevano le radici, che raccoglie una trentina di opere facenti parte di un ampio progetto denominato Humus, nel quale l’artista rappresenta il sottosuolo come uno spazio tridimensionale dove comunità vegetali e animali sono integrate in una rete estremamente articolata di legami simbiotici: «un microcosmo affascinante che parla di cooperazione e offre un nuovo punto di vista su come affrontare la sfida per la sopravvivenza, prendendosi cura non solo gli uni degli altri, ma anche dell’habitat nella sua totalità, superando la visione obsoleta che aveva nell’uomo l’unico baricentro» (Barbara Pavan).
Quando gli uomini avevano le radici ricorda, con un velo di malinconia per una bellezza del paesaggio talvolta compromessa per sempre, l’importanza per l’uomo di avere salde radici che gli consentano di vivere con profondità e interiorità e di rimanere unito alla terra dalla quale deriva, mantenendo un atteggiamento umile, di rispetto e di ascolto delle necessità della natura e degli altri uomini.

L’artista utilizza la metafora del viaggio nel sottosuolo – già impiegata dal romanzo utopico ottocentesco per denunciare il degrado della civiltà al momento del compimento della prima rivoluzione industriale – sia per richiamare le problematiche della crisi ambientale e le gravi forme di inquinamento del suolo, sia per effettuare un percorso conoscitivo alla ricerca di possibili soluzioni.
Allo stesso tempo un viaggio sotterraneo è anche un itinerario personale compiuto per indagare la propria interiorità e ritrovare le proprie radici profonde, alla ricerca del senso dell’esistenza. Non a caso la mostra viene ospitata a Mantova, città natale del grande poeta Virgilio, che ha guidato nella voragine infernale, in un progressivo viaggio di conoscenza, il suo discepolo Dante, il pellegrino-poeta alla ricerca di se stesso e di una redenzione per l’umanità.

Il percorso espositivo si propone come un viaggio sapienziale che, scendendo verticalmente verso le radici, a fondo nell’humus, «diventa presa di coscienza, necessità di comprensione di quanto sia necessaria e anzi indispensabile l’armonizzazione con l’ambiente e nelle relazioni interpersonali, per sfuggire la disumanizzazione e la perversione di una natura da rispettare, così come da rispettare è la solidarietà che ci rende compartecipi dell’umano consorzio civile» (Massimo Seriacopi).
Oltre che per l’attualità e allo stesso tempo universalità dei temi trattati, il lavoro dell’artista è reso riconoscibile dall’uso della materia: «la scelta dei materiali, le lacerazioni del tessuto, l’alternarsi di vuoti e pieni, di luci e ombre, l’uso del filo. Il materiale di predilezione, il tessuto dei collant viene smembrato, secondo una tecnica di rottura e di scomposizione cara all’arte contemporanea, e ricondotto all’elemento basilare, il filo, che viene lavorato per costruire nuovi equilibri e armonie» (Silvia Franceschi).
Il filo rappresenta la tradizione e la storia e diventa simbolo di unione e di appartenenza; allo stesso tempo è anche un mezzo attraverso il quale parlare metaforicamente delle connessioni che legano tutti gli uomini come ponti invisibili, nonostante l’apparente indifferenza e la difficoltà di instaurare relazioni sincere e profonde.

Filo doppio. Dialoghi tra artisti e maestri orafi, Valenza

È inaugurata ieri la mostra Filo doppio. Dialoghi tra artisti e maestri orafi nella quale è esposto il bracciale Legami oltre il tempo (2023) che è il risultato di mesi di lavoro in collaborazione con il maestro orafo Armando Bianco di Handmade.

Attraverso l’idea dell’abbraccio, il bracciale diventa il simbolo di legàmi forti e inscindibili quali l’amore e l’amicizia. Il monile presenta un andamento sinuoso che ricorda quello di un’onda. Un filo di argento sottile avvolge la superficie del bracciale in ottone nero a rappresentare idealmente il fluire della vita, in cui due anime intrecciano la trama delle proprie esperienze supportando una il percorso dell’altra senza sovrastarsi. Il filo d’argento, a contrasto con il fondo nero del bracciale, conferisce profondità, luminosità e preziosità al gioiello.

Nelle foto alcuni dettagli di un’esperienza coinvolgente nel laboratorio di Armando Bianco; è per noi una grande soddisfazione essere stati scelti per la grafica del materiale per la comunicazione della mostra.

L’incontro 2023 è l’installazione site-specific realizzata per la mostra Filo Doppio.

Biblioteca Civica di Valenza
A cura di Lia Lenti e Domenico Maria Papa
dal 21 dicembre al 30 gennaio 2024

Mostra UTOPICHE SEDUZIONI, Fondazione Dino Zoli, Forlì

Lieta di far parte della mostra collettiva
UTOPICHE SEDUZIONI. Dai nuovi materiali alla Recycled Art. Da Piero Manzoni alle ultime generazioni,
a cura di Nadia Stefanel e Matteo Galbiati presso la Fondazione Dino Zoli di Forlì.

La Fondazione Dino Zoli di Forlì presenta il progetto CHANGES. Il cambiamento come urgenza della sostenibilità, che intende approfondire il tema ambientale attraverso la mostra d’arte Utopiche seduzioni. Dai nuovi materiali alla Recycled Art. Da Piero Manzoni alle ultime generazioni e una serie di talk ad ingresso gratuito, secondo un approccio non solo estetico, ma anche etico, con riferimenti al mondo della ricerca, della scienza, della tecnologia, della storia, della filosofia e della sociologia.
Il percorso espositivo, che comprende anche una selezione di opere di Piero Manzoni, provenienti dalla Fondazione Piero Manzoni di Milano, di Piero Gilardi e di Enrico Cattaneo, si articola attraverso le ricerche di artisti mid-career (Afran, Valerio Anceschi, Alessio Barchitta, Andrea Cereda, Marina Gasparini, Roberto Ghezzi, Thierry Konarzewski, Margherita Levo Rosemberg, Lulù Nuti, Francesca Pasquali, Artan Shalsi, Sasha Vinci) ed emergenti (Lucia Bonomo, Michele di Pirro, Cesare Galluzzo, Miriam Montani, Giulia Nelli, Anuska Sarkar) per rappresentare uno spaccato, certo di parte e selezionato, del panorama artistico dagli anni Sessanta ad oggi.
Si passerà dai celeberrimi Achrome di Manzoni ai lavori site-specific di Francesca Pasquali e Giulia Nelli, realizzati per l’occasione e destinati a un riciclo totale, passando per altre opere in cui i materiali sono volutamente riutilizzati. Saranno esposti inoltre alcuni dipinti di Enrico Baj e Renata Boero, parte della collezione permanente della Fondazione Dino Zoli. (Testo tratto dal Comunica stampa: CSArt – Comunicazione per l’Arte).

Fondazione Dino Zoli, Forlì
28 ottobre 2023 – 24 marzo 2024
da martedì a giovedì 9.30-12.30, venerdì, sabato e domenica 9.30-12.30 e 16.30-19.30.
Chiuso lunedì e festivi.



Mostra ABECEDARIO e ARTRA projects

Lieta di esporre nella mostra collettiva ABECEDARIO a cura di Mengyin Wang con Roberto Borghi presso Associazione 21 di Lodi.

La mostra è il primo evento di ARTRA projects, nuovo progetto di ricerca sulla giovane arte internazionale, che nasce dalla lunga storia della Galleria ARTRA (fondata nel 1978), attualmente diretta da Matteo Masciulli. ABECEDARIO è un titolo che rimanda a un’idea di basilarità, alla consapevolezza di essere all’inizio di un percorso, alla necessità di imparare costantemente ad articolare il proprio linguaggio espressivo: caratteristiche comuni agli artisti in mostra.

Spazio 21 di Lodi
29 ottobre – 2 dicembre 2023
giovedì, venerdì e sabato dalle ore 15 alle ore 19

“Threads of Identity”, presso HUB/Art Milano

È inaugurata il 18 ottobre 2023 la mostra collettiva
Threads of Identity, a cura di Greta Zuccali, presso HUB/Art Milano.

Giulia Nelli affronta il tema dell’identità analizzando l’intimità di ogni individuo, nella quale i ricordi degli eventi e delle relazioni vissute si intrecciano nella trama delle esperienze vissute che va a delineare la sua personalità. In particolare, l’installazione Nella sera ombre di vita rappresenta l’identità come l’insieme di incontri e di legami profondi che ogni uomo cerca di costruire con gli altri e con il proprio ambiente: legami che talvolta si dissolvono come un’ombra, corrosi dal tempo, oppure si sfaldano generando abbandono e violenza. Il gioco di ombre, creato dall’avvilupparsi dei fili, intende far riflettere su quanto l’intreccio delle relazioni sociali possa essere il risultato di una proiezione involontaria del proprio comportamento inconscio sugli altri, al fine di proteggere l’idea che ognuno ha bisogno di mantenere di sé, l’‘io ideale’ al quale cerca di corrispondere.

La mostra vede la partecipazione degli artisti: Mohammed El Hajoui, Ndjantou Boris, Mosa One, Daniele De Giorgio, Giulia Nelli e Alvise Pasquali, è sostenuta dal gruppo GAG London Equity Capital e patrocinata da Municipio 5 e Comune di Milano.

Installazione site-specific e podcast – 9 edizione di Art Site Fest

È inaugurata il 24 settembre la mia installazione site-specific Riverbero di luce. All’ombra del silenzio (2023, collant nero dall’azienda Elly Calze e tessuto di cotone) presso la Chiesa dello Spirito Santo a Govone (CN) a cura di Domenico Maria Papa. La mostra è all’interno della 9 edizione di Art Site Fest il cui tema di quest’anno è Everything hangs together.

Per maggiori dettagli sull’opera è stato realizzato un podcast in cui Silvia Franceschi dialoga con Giulia Nelli a proposito dell’installazione.

Attraverso i suoi teli lacerati, l’artista ridisegna lo spazio barocco della chiesa, nel quale compaiono negli affreschi, in pittura, tessuti e tendaggi. Giulia Nelli suggerisce uno spostamento dalla pittura delle pareti alla realtà spaziale, secondo un movimento inverso a quello abituale della storia dell’arte. Le lacerazioni sono metafora del passaggio del tempo e della deperibilità naturale della materia e, insieme, della necessità di lacerare il velo di Maya che ci rende estraneo il mondo, di attraversare quanto ci avviluppa e appare compatto e impenetrabile” (Tratto dal testo del curatore Domenico M. Papa)

Suggestioni oltre la forma

Ha inaugurato il 14 luglio la mostra Suggestioni oltre la forma a cura di Anna Piergentili presso il Museo Diocesano di Brescia (negli spazi di UCAI Brescia). La mostra è visitabile fino al 27 agosto 2023.

“Suggestioni oltre la forma” è la prima di una collana di mostre intitolata “Mondi di comunicare”, nata dalla volontà di mettere in relazione gli artisti facendo comunicare le loro opere. Nelli Giulia e Giada Crispiels indagano fondamentalmente il tema della natura. La contemplano, la interpretano e la riconsegnano, ai luoghi e agli sguardi da cui è stata strappata.

SILENZIO CONDIVISO

Inaugura il 27 giugno alle ore 18 la mia mostra personale Silenzio condiviso
a cura di Sabino Maria Frassà presso Palazzo Morando | Costume Moda Immagine.

“Mi faccio vuoto. Nell’arte come nella vita non ci deve essere dominio né controllo sull’altro. Per condividere se stessi con gli altri non c’è perciò bisogno di imporsi, quanto di imparare ad ascoltare”.
Il silenzio sembra perciò essere l’unica risposta possibile. Non a caso la mostra accoglie lo spettatore ponendolo di fronte a “finestre cieche”, che lo sguardo non sembra poter superare. È l’inizio di un percorso sensoriale che accompagna lo spettatore verso una possibile luce. Dopo lo “scontro” iniziale, emerge infatti in tutta la sua potenza il senso della mostra, tutt’altro che nichilista. La sala centrale è un’installazione che costruisce un percorso, una gigantesca ragnatela in cui non si rimane mai imprigionati, ma che si è obbligati a “superare” per giungere all’oro, che caratterizza dettagli delle opere, presenti nell’ultima sala: un chiaro riferimento alla luce, una speranza condivisa dall’artista. (Tratto dal testo critico di Sabino Maria Frassà)

Come pioggia

L’approccio visionario dell’arte e quello anticipatore della scienza s’incontrano per immaginare futuri desiderabili a Castel Belasi nella mostra “Come pioggia” a cura di Stefano Cagol, direttore artistico del castello, realizzata in collaborazione con il MUSE – Museo delle Scienze di Trento e nata dalla piattaforma creativa del museo sulle questioni ambientali “We Are the Flood | Noi siamo il diluvio”, tra le prime nel suo genere in Italia, già celebrata in un libro.

L’acqua è al tempo stesso una delle risorse più importanti e l’elemento principale attraverso quale percepiamo e percepiremo gli effetti del cambiamento climatico: andando dalla siccità e alle inondazioni, dall’innalzamento dei mari alla sparizione dei ghiacci. Al contempo l’abbondanza d’acqua può rappresentare per noi un’alleata o una nemica: ci troviamo sempre più spesso a invocare la pioggia e poi, tutto d’un tratto, a fuggire dalla sua impetuosità. Siamo allarmati se l’acqua di un corso d’acqua o un lago si abbassa, ma, appena il livello torna alla normalità, ci dimentichiamo di tutto. Questi fenomeni confondono con il loro carattere incostante, mutevole, vischioso, come spiega il filosofo anglo-americano Timothy Morton, ma il linguaggio universale dell’arte può tentare d’innescare nuovi pensieri. (Tratto dal comunicato stampa della mostra)

La mia installazione site-specific Tra radici sopite e arida pietra, 2023, collant nero di diverse densità (den) dell’azienda Elly Calze.

Come Pioggia
Opere d’arte contemporanea dalla piattaforma creativa sui temi ambientali We Are the Flood di MUSE – Museo delle scienze Trento
a cura di Stefano Cagol

Castel Belasi, Campodenno (Trento)
11 giugno – 29 ottobre 2023