L’arte di scomporre l’ansia, workshop

Lieta di guidare il laboratorio artistico “L’arte di scomporre l’ansia” insieme a Silvia Franceschi che si svolgerà domenica 18 gennaio 2026 alle ore 10:30 oppure alle ore 15:30.

Per prenotarsi:
Eventbrite: laboratorio ore 10:30
Eventbrite: laboratorio ore 15:30

L’arte di scomporre l’ansia è un laboratorio che intende affrontare il tema dell’ansia attraverso l’arte, guidando i partecipanti a svolgere un’attività in parte individuale e in parte collettiva in un setting accogliente e rilassato.
In una prima fase, dopo un’introduzione, i partecipanti saranno invitati a raccontare in quali occasioni provano ansia, saranno poi guidati a individuare un aspetto che crea loro particolare ansia e a rappresentarlo attraverso parole, colori e/o l’immagini create o scelte dal singolo partecipante, ognuno secondo le proprie capacità. In particolare, al centro dell’attività ci sarà il gesto del ritagliare, attività fortemente rilassante e distensiva. In un successivo momento i partecipanti saranno invitati a ricucire o rincollare in modo nuovo le parti ritagliate. L’attività mira prima a dare all’ansia “una forma” perché ci sia una presa di distanza dalla stessa e poi una forma nuova per immaginare un cambio di prospettiva da parte di chi la prova.
In una seconda fase i partecipanti saranno collettivamente invitati a esporre i loro lavori insieme a quelli degli altri appendendoli a fili predisposti nella stanza a diverse altezze. Fine dell’attività collettiva è la promozione del benessere dei partecipanti nel sentire di non essere soli a vivere esperienze ansiogene potendosi invece confrontare, ma anche nel sentire di avere realizzato insieme un lavoro installativo esteticamente appagante, che simbolicamente possa evocare la possibilità di trasformare un’emozione negativa, l’ansia, in qualcosa di positivo.

L’evento si inserisce nel progetto +Pari -Pare, ideato dalla Direzione di Progetto Promozione Giovanile e Transizione Scuola-Lavoro del Comune di Milano (@comunedimilano_giovani) e finanziato con il contributo di Fondazione Comunità Milano e Ordine degli Psicologi della Lombardia. Il progetto è realizzato in partenariato con Progetto Itaca Milano e Cooperativa Coesa.

Mostra personale a Mantova

Casa di Rigoletto, Mantova
dal 7 febbraio al 2 marzo 2025

Giulia Nelli. Quando gli uomini avevano le radici

Testi di Silvia Franceschi, Barbara Pavan e Massimo Seriacopi
Inaugurazione aperta al pubblico 7 febbraio 2025 ore 17

Dal 7 febbraio al 2 marzo la Casa di Rigoletto ospita la mostra personale di Giulia Nelli Quando gli uomini avevano le radici, che raccoglie una trentina di opere facenti parte di un ampio progetto denominato Humus, nel quale l’artista rappresenta il sottosuolo come uno spazio tridimensionale dove comunità vegetali e animali sono integrate in una rete estremamente articolata di legami simbiotici: «un microcosmo affascinante che parla di cooperazione e offre un nuovo punto di vista su come affrontare la sfida per la sopravvivenza, prendendosi cura non solo gli uni degli altri, ma anche dell’habitat nella sua totalità, superando la visione obsoleta che aveva nell’uomo l’unico baricentro» (Barbara Pavan).
Quando gli uomini avevano le radici ricorda, con un velo di malinconia per una bellezza del paesaggio talvolta compromessa per sempre, l’importanza per l’uomo di avere salde radici che gli consentano di vivere con profondità e interiorità e di rimanere unito alla terra dalla quale deriva, mantenendo un atteggiamento umile, di rispetto e di ascolto delle necessità della natura e degli altri uomini.

L’artista utilizza la metafora del viaggio nel sottosuolo – già impiegata dal romanzo utopico ottocentesco per denunciare il degrado della civiltà al momento del compimento della prima rivoluzione industriale – sia per richiamare le problematiche della crisi ambientale e le gravi forme di inquinamento del suolo, sia per effettuare un percorso conoscitivo alla ricerca di possibili soluzioni.
Allo stesso tempo un viaggio sotterraneo è anche un itinerario personale compiuto per indagare la propria interiorità e ritrovare le proprie radici profonde, alla ricerca del senso dell’esistenza. Non a caso la mostra viene ospitata a Mantova, città natale del grande poeta Virgilio, che ha guidato nella voragine infernale, in un progressivo viaggio di conoscenza, il suo discepolo Dante, il pellegrino-poeta alla ricerca di se stesso e di una redenzione per l’umanità.

Il percorso espositivo si propone come un viaggio sapienziale che, scendendo verticalmente verso le radici, a fondo nell’humus, «diventa presa di coscienza, necessità di comprensione di quanto sia necessaria e anzi indispensabile l’armonizzazione con l’ambiente e nelle relazioni interpersonali, per sfuggire la disumanizzazione e la perversione di una natura da rispettare, così come da rispettare è la solidarietà che ci rende compartecipi dell’umano consorzio civile» (Massimo Seriacopi).
Oltre che per l’attualità e allo stesso tempo universalità dei temi trattati, il lavoro dell’artista è reso riconoscibile dall’uso della materia: «la scelta dei materiali, le lacerazioni del tessuto, l’alternarsi di vuoti e pieni, di luci e ombre, l’uso del filo. Il materiale di predilezione, il tessuto dei collant viene smembrato, secondo una tecnica di rottura e di scomposizione cara all’arte contemporanea, e ricondotto all’elemento basilare, il filo, che viene lavorato per costruire nuovi equilibri e armonie» (Silvia Franceschi).
Il filo rappresenta la tradizione e la storia e diventa simbolo di unione e di appartenenza; allo stesso tempo è anche un mezzo attraverso il quale parlare metaforicamente delle connessioni che legano tutti gli uomini come ponti invisibili, nonostante l’apparente indifferenza e la difficoltà di instaurare relazioni sincere e profonde.