Opere

LEGÀMI – LÉGAMI

PERSONAL STATEMENT

Ho denominato la mia poetica “Legàmi – Légami” perché tutto il mio lavoro è improntato sul complesso intreccio di legami che vanno a costituire l’identità di una persona e che si sviluppano dalle relazioni con il territorio di origine e con le persone che compongono la comunità di riferimento. Infatti, i legami conservati nella memoria diventano pensieri, significati e schemi mentali, costruendo un ponte tra passato e presente e delineando così la percezione individuale del tempo.

Le mie opere, in una società contraddistinta da legami “leggeri e liquidi”, da connessioni temporanee tra singoli individui che richiedono investimenti minimi dal punto di vista relazionale e culturale, mostrano la bellezza delle relazioni durature e responsabili, della cooperazione e di nuove modalità di convivenza che sappiano integrare senza soluzione di continuità ogni elemento della cultura, dell’economia, dell’urbanistica e della tecnologia nella vita simbiotica della terra.

In questo contesto si inseriscono anche le opere che affrontano le problematiche ambientali e che utilizzano la metafora del sottosuolo per mostrare la bellezza dei legami di cooperazione tra le diverse parti dell’intero sistema e l’importanza per il funzionamento della società di quanto resta spesso invisibile, fuori dai riflettori mediatici.

Il mio lavoro nasce da un processo di contaminazione tra il mondo degli oggetti di consumo e l’arte tessile, sviluppando dalla trama, dall’intreccio e da un materiale a elevato valore di innovazione – il collant in poliammide ed elastan – un linguaggio espressivo personale improntato alla semplicità delle forme e alla matericità. Le mie opere sfruttano il contrasto tra vuoti e pieni, realizzato mediante le smagliature dei collant, e il contrasto tra bianco e nero per creare segni morbidi e allo stesso tempo incisivi, forti e drammatici.


Il passaggio

Il progetto esprimere il tentativo dell’uomo di comprendere la realtà a partire dal suo mondo interiore, inquadrando razionalmente ciò che altrimenti appare solo caos. Questa ricerca di un equilibrio interno ed esterno all’individuo viene espressa attraverso una finestra costituita da una griglia molto fitta, che da un lato consente una visione solo frammentata della realtà, ma dall’altro lato, con la sua sequenza di forme regolari quadrate, esprime simmetria, proporzione e solidità. La finestra è utilizzata, cioè, come metafora del confine tra il noto e l’ignoto, tra lo spazio dei ricordi e dei pensieri profondi e il profilo reale di paesaggi e relazioni.


Humus

Il progetto considera il suolo come spazio vitale: come un edificio, il suolo rappresenta infatti uno spazio tridimensionale costituito da diversi piani, nei quali comunità vegetali e animali sono integrate in una rete estremamente complessa, che dà priorità al mantenimento di legami simbiotici. La scelta del suolo deriva, quindi, dal fascino esercitato da un linguaggio che parla di cooperazione e offre un nuovo punto di vista su come portare avanti la sfida per la sopravvivenza prendendosi cura dell’habitat e della capacità riproduttiva della terra. […]


Nel tempo che si apre

Le installazioni si ripropongono di far percepire il fluire della vita come un percorso ora isolato ora congiunto con quello di altri, che può essere segnato da fratture, solitudini e fallimenti: ecco pertanto l’invito a fermarsi per cogliere l’importanza di un tempo di attesa, nel quale percepire il cambiamento personale in relazione a un contesto di vita che si trasforma e ricordare i tanti legami intessuti nel percorso della propria vita, divenuti – al di là del puramente visibile – pensieri, significati e schemi mentali alla base dell’identità di ciascuno.


Sete di luce

Le opere parlano di uomini che ritrovano, anche se in modo drammatico e sofferto, la propria luce interiore e il senso della vita nelle relazioni all’interno di una comunità, nella condivisione di valori, sogni e speranze.


Paradiso perduto

In un contesto economico e socioculturale caratterizzato da un’estrema precarietà e incertezza, le opere si interrogano su quale mondo riteniamo di aver perduto, visto che già da tempo nella società della “modernità liquida” l’individuo sembra aver rinunciato alla possibilità di sviluppare legami solidi intorno a progetti esistenziali condivisi, ricercando la felicità nell’ottenimento facile e veloce di emozioni forti e di relazioni deboli, provvisorie e appaganti nel breve periodo.


Memorie e presagi

Il progetto esprime, di fronte al passare inesorabile dei giorni e alla caducità della vita umana, un velo di nostalgia per le relazioni consumate dal tempo, che si vorrebbe ricordare richiamando dalla memoria le emozioni più care […] Il tema della dissolvenza appare ora con la forza distruttrice di una pioggia acida e battente, ora con la dolcezza di una pioggerella che interviene a pulire dolcemente e rianimare ciò che sembrava oscurato dal buio di una cecità emozionale interiore.


Legami ancestrali

Le opere sottolineano come l’individuo abbia bisogno di mantenere una stretta relazione con il territorio e cerchi di richiamare dalla memoria frammenti di vita vissuta nel luogo a lui più caro, alla ricerca delle proprie radici e di una continuità tra passato, presente e futuro.


Ciò che sarà

Il mondo femminile nelle diverse fasi della vita è racchiuso in queste opere, che cercano di coglierne la complessità sottolineando tuttavia non tanto la drammaticità di talune esperienze quanto la delicatezza interiore e la leggerezza dei sogni più profondi, attraverso un uso minimale del materiale e un gioco di pieni e di vuoti teso a ricreare forme dolci e forti allo stesso tempo. […]


Bellezza celata

Il tema affrontato è quello della dispersione e frammentazione che caratterizza oggi l’ambito sociale, contraddistinto sempre di più da legami “leggeri e liquidi”: in un’epoca dove la superinterazione dovrebbe dare maggiore potenza ai rapporti, si assiste invece a un crescente isolamento dell’individuo che, concentrato sui propri obiettivi, si dimentica della bellezza della condivisione. […] Le opere affrontano il tema della bellezza che nel mondo contemporaneo appare nascosta dalle infrastrutture dell’uomo, ma che, non ancora sopraffatta, è capace talvolta di emergere inaspettatamente e farsi percepire da uno sguardo attento e sensibile.


Dissolvenze

——————————

Foto mostra personale
Silenzio condiviso
Palazzo Morando | Costume Moda Immagine di Milano, dal 28 giugno al 30 luglio 2023.
A cura di Sabino Maria Frassà, presso Palazzo Morando

A Palazzo Morando di Milano, sede di un’importante e vasta collezione sul costume e sull’evoluzione della moda, Giulia Nelli decide di destrutturare il lessico del luogo per ricomporlo e farne nuova armonia. La materia lacerata dall’artista, calze di nylon, dà vita ad ambienti immersivi e totalizzanti in cui il nero sembra dare forma e materializzare lontanissime galassie e impalpabili buchi neri. Non il disordine, bensì un – nuovo – ordine, in cui siamo letteralmente invitati ad entrare, è il protagonista e il senso stesso di “Silenzio condiviso”. Nel gesto di Nelli non c’è mai critica nei confronti dell’apparire, quanto una presa di coscienza e una profonda consapevolezza che è necessario andare oltre, ripartendo da chi si è veramente. Ma chi siamo? Secondo l’artista noi non possiamo che essere in funzione della fitta e mutevole trama di relazioni, connessioni e interdipendenze con l'”altro”. Nel suo lavoro l’artista spinge lo sguardo ad andare oltre i vuoti magistralmente creati e suggeriti, a partire dal pieno della materia. (Tratto dal testo critico di Sabino Maria Frassà)



Foto mostra personale
Giulia Nelli. LEGAMI E FRATTURE
Leonesia- Fondazione Vittorio Leonesio, 1 – 31 luglio 2022
A cura di Mariacristina Maccarinelli e Kevin McManus

Giulia Nelli ha deciso di utilizzare il collant. L’artista ha iniziato strappando questo tessuto fino a isolare l’elemento essenziale, il filo, per poi rielaborare nuovi orditi e trame fermate su supporti rigidi. Ha poi inserito altri elementi come l’inchiostro o penna nera, materiali come la plastica, il vetro, il filo di ferro, per creare movimenti e nuovi legami con lo spazio interno all’opera ma anche esterno ad essa. Il filo diviene così il nucleo primario, il protagonista dell’opera che si manifesta attraverso l’abile gesto dell’artista in intrecci, nodi e snodi che si diramano, prendendo direzioni differenti, in un gioco elegante e raffinato, alla ricerca di un’armonia estetizzante, come nel caso dell’opera L’evoluzione di un sogno. Giulia Nelli lavora disgregando la materia per poi ri-generarla, scompone e annulla la forma del collant per riassemblare forme astratte e organiche che ricordano le sottili trame naturali delle ragnatele. In Oblio e La vita nascosta si percepisce invece una presenza materica carica di reminiscenze informali. (Tratto dal testo “Suggestioni simboliche e forme visionarie” della Curatrice Mariacristina Maccarinelli)


Foto mostra personale:
Lègati da legàmi tessuti dal tempo, 2020
Palazzo Marliani Cicogna, Busto Arsizio.

La mostra affronta il tema della vita dell’uomo che scorre veloce, in un cammino che muta con il trascorrere inesorabile del tempo. La vita intesa come un viaggio, un incontro con la verità delle cose, e come un tessuto di legami con tante persone che segnano il cammino, una rete di relazioni che sviluppa in ogni individuo la capacità di sentire in profondità.